Note e osservazioni su Rosmini e la ragion di Stato

Marta Ferronato propone in questo contributo alcune osservazioni riguardo alla possibilità di esplorare, nella vastissima produzione filosofico-politica e giuridica di Antonio Rosmini, il tema della ragion di Stato, ripercorrendo le occorrenze della locuzione nella Filosofia del diritto. Lo scopo è quello di comprendere in che modo egli abbia recepito il concetto, di saggiarne l’uso e l’eventuale apprezzamento. Sulla base dell’analisi, Ferronato rileva che in riferimento a tre delle quattro occorrenze individuate, Rosmini ravviserebbe nella ragion di stato un principio nel quale si annida ogni possibile malefatta il governo della società civile – o meglio: dello stato – possa progettare e attuare, sia all’interno dei propri confini territoriali sia nell’ambito delle relazioni internazionali, consentendo di giustificare ogni restrizione della libertà della persona umana e ogni offesa al diritto, all’unico scopo di conseguire il bene pubblico. Rosmini si inscriverebbe, così, nell’ambito della visione ‘negativa’ della ragion di Stato tipica della storiografia risorgimentale.

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